Ti è mai capitato di arrivare a fine giornata e accorgerti, solo a letto, di avere le spalle contratte all'altezza delle orecchie?
O di sentire lo stomaco serrato da un nodo indefinito, mentre la mente continua a rincorrere la lista delle cose da fare domani e che sono successe oggi?
Lo stress non è un'idea astratta: è un'esperienza profondamente radicata nel corpo.
Nella società contemporanea, tendiamo a considerare lo stress come un nemico invisibile da evitare a tutti i costi.
Tuttavia, la verità è un'altra: lo stress è inevitabile, ma il modo in cui lo agiamo o lo subiamo può essere radicalmente trasformato.
Per farlo, dobbiamo prima di tutto imparare a leggere i suoi segnali e comprenderlo.
Le due facce dello stress: Eustress e Distress.
Dal punto di vista biologico, lo stress è semplicemente una risposta di adattamento dell'organismo a una richiesta ambientale.
Dunque, non tutto lo stress viene per nuocere ed è bene distinguere tra:
- Eustress (Lo stress “buono”): è quell'attivazione fisiologica e mentale che proviamo davanti a una sfida stimolante.
È l'energia che ci permette di concentrarci prima di un discorso pubblico, di completare un progetto importante o di affrontare un cambiamento desiderato.
L'eustress è transitorio, focalizza le risorse e ci fa sentire vivi e capaci. - Distress (Lo stress “negativo”): è la risposta psicofisica che si attiva quando percepiamo che le richieste (ambientali o interne) superano le nostre risorse per farvi fronte.
A differenza dell'eustress, il distress si caratterizza per una sensazione di sopraffazione e per l'incapacità dell'organismo di ritornare al proprio stato di equilibrio naturale (omeostasi). È in questo contesto che lo stress si trasforma in logorìo, anticamera del burn-out e, più in generale, di una sofferenza psicologica.
Come si manifesta il Distress?
Quando il "pilota automatico" prende il sopravvento, tendiamo a ignorare i primi campanelli d'allarme, per poi iniziare a notarli solo quando diventano invalidanti.
Il distress si esprime attraverso quattro canali principali:
1. Sintomi Fisici e Corporei
Il corpo è il primo ad “accusare il colpo”, attraverso tensioni muscolari croniche (spalle, collo, mandibola serrata), alterazioni del ritmo sonno-veglia, stanchezza che non passa con il riposo, disturbi gastro-intestinali e un respiro che si fa progressivamente più veloce, corto e superficiale.
2. Sintomi Cognitivi
La mente sotto stress cronico perde lucidità.
Possono comparire rimuginio riguardo a eventi futuri, ruminazione riguardo a eventi passati e una costante sensazione di “nebbia cognitiva” o brain fog, caratterizzata da difficoltà di concentrazione, confusione mentale, deficit di attenzione e vuoti di memoria, soprattutto, a breve termine.
3. Sintomi Emotivi
Si può sperimentare una marcata instabilità emotiva: irritabilità, senso di sopraffazione ("non ce la faccio a gestire tutto"), preoccupazione generalizzata, apatia o una persistente sensazione di urgenza e insoddisfazione.
4. Sintomi Comportamentali
I comportamenti tendono a modificarsi.
Si può sperimentare una crescente tendenza all'isolamento sociale, all'abuso di caffeina, nicotina o comfort food. E, ancora, si possono mettere in atto reazioni impulsive o, al contrario, una forte procrastinazione.
Oltre il sollievo immediato e momentaneo: Edonismo vs Eudamonia.
Quando le conseguenze dello stress diventano pressanti, la nostra mente cerca istintivamente una via d'uscita rapida.
È qui che, spesso, cadiamo nella trappola delle strategie edonistiche.
L'edonismo è la ricerca del benessere attraverso il piacere immediato, l'evitamento del dolore e la gratificazione istantanea (es. lo shopping compulsivo, il consumo di “comfort food”, lo scrolling compulsivo sui social).
Tuttavia, sebbene queste azioni offrano una temporanea scarica di dopamina che anestetizza il sintomo, non rigenerano le nostre risorse profonde e, talvolta, alimentano i sensi di colpa e, alla fine, anche il distress.
La psicologia del benessere e le tradizioni meditative si orientano, invece, verso la via dell'Eudamonia.
Eudamonia non significa assenza di problemi, ma realizzazione del proprio potenziale.
A differenza dell'edonismo, l'eudaimonia concepisce il benessere non come uno stato emotivo passeggero, ma come un processo dinamico di autorealizzazione e fioritura personale ("flourishing").
Essere felici, in senso eudaimonico, significa vivere in profonda armonia con la propria vera natura e con i propri valori più autentici.
Mentre l'edonismo cerca di "riempire un vuoto" per non sentire il proprio disagio, l'eudamonia costruisce una struttura interna capace di contenere le tempeste della vita, trasformando lo stress da limite a occasione di autoconsapevolezza.
Il benessere in psicologia.
In psicologia, la concezione eudaimonica è stata operazionalizzata attraverso il costrutto di Benessere Psicologico (PWB).
Carol Ryff ( Ryff et al., 1989-1995-1998-2000-2013; Ruini et al., 2003) ha individuato sei dimensioni del benessere:
1. Autonomia: La capacità di autodeterminarsi, mantenere la propria indipendenza di pensiero e resistere alle pressioni sociali, valutando sé stessi secondo i propri standard interni.
2. Crescita Personale: Il senso di continuo sviluppo, l'apertura all'esperienza e la percezione di realizzare progressivamente il proprio potenziale nel corso del tempo.
3. Scopo nella Vita: La presenza di obiettivi chiari, di una direzione intenzionale e della forte convinzione che la propria esistenza abbia un senso e un valore.
4. Relazioni Positive con gli Altri: La capacità di stringere legami stabili, intimi e basati su una reciproca fiducia ed empatia.
5. Accettazione di Sé: Un atteggiamento positivo e integrato verso sé stessi, che abbracci non solo le proprie qualità, ma anche i propri limiti e la propria storia passata.
6. Controllo Ambientale: La competenza nel gestire le richieste complesse del contesto quotidiano, scegliendo o creando ambienti adatti ai propri bisogni psichici ed emotivi.
Fronteggiare lo stress: Supporto Psicologico e Mindfulness.
Se lo stress è una componente intrinseca dell'esistenza, la soluzione non è sperare in una vita senza sfide, ma espandere lo spazio interiore per accoglierle senza spezzarsi.
In questo senso, supporto psicologico e mindfulness possono rappresentare due percorsi in stretta sinergia tra loro:
Il Supporto Psicologico.
Il percorso psicologico individuale non serve a "cancellare" le emozioni scomode, ma ad accettarle, attraversarle e comprenderle.
Insieme al professionista, si impara a riconoscere quali credenze rigide alimentano il distress (es. "Devo fare tutto da sola", "Se mi fermo, perdo il controllo"), a strutturare confini relazionali sani e a ridefinire le priorità in un'ottica eudaimonica, rimettendo al centro noi stessi e ciò che conta davvero per noi.
La Mindfulness: disattivare il pilota automatico.
Attraverso la pratica intenzionale, si riscopre dentro di sé la capacità di portare attenzione al momento presente, così com'è, con gentilezza e senza giudizio.
Coltivare la consapevolezza significa iniziare ad ascoltarsi davvero, per pervenire a un benessere psico-fisico stabile e duraturo.
Riferimenti bibliografici
Ruini, C., Ottolini, F., Rafanelli, C., Ryff, C. D., & Fava, G. A. (2003). Italian validation of
Psychological Well-Being Scales (PWB). Rivista di Psichiatria, 38(3), 117–130.
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Ryff, C. D. (1989). Happiness is everything, or is it? Explorations on the meaning of
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