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Mindfulness: Stato momentaneo e Tratto distintivo. Come la pratica trasforma l'esperienza.

04/05/2026 11:30

dott.ssa Paola Fichera

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Mindfulness: Stato momentaneo e Tratto distintivo. Come la pratica trasforma l'esperienza.

La pratica costante può trasformare la consapevolezza, da stato momentaneo, a tratto stabile nel tempo.Continua a leggere...

Spesso, si pensa alla Mindfulness solo come a un esercizio di meditazione da svolgere in un momento isolato della giornata.

In realtà, la ricerca scientifica ha dimostrato che la Mindfulness è un costrutto multidimensionale che coinvolge sia l’esperienza immediata, sia cambiamenti strutturali relativi al modo in cui ci relazioniamo con la realtà nel lungo periodo (Bishop et al., 2004).

In altre parole, lontano dall'essere un mero esercizio meditativo distaccato dalla realtà, la mindfulness è la capacità di abitare ogni istante ordinario con una profondità nuova, ridefinendo il modo in cui percepiamo e agiamo nel quotidiano.
 

Per comprendere come funzioni davvero il cambiamento, è fondamentale distinguere tra Mindfulness di stato e Mindfulness di tratto e tra pratica formale e informale.

Mindfulness di Stato (o Situazionale) e Mindfulness di Tratto (o Disposizionale)

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  • La Mindfulness di Stato o Situazionale (State Mindfulness)

Si riferisce alla condizione psicologica che si sperimenta durante la pratica.

È come uno scatto fotografico: descrive come ci sentiamo e come elaboriamo le informazioni in un preciso istante, solitamente mentre siamo impegnati in una pratica specifica, con l'attenzione focalizzata sul momento presente e un atteggiamento non giudicante.

  • La Mindfulness di Tratto o Disposizionale (Trait o Dispositional Mindfulness)

Rappresenta la predisposizione stabile di una persona a essere consapevole nella vita quotidiana, indipendentemente dal fatto che stia meditando in quel preciso momento.

È una caratteristica di personalità che si sviluppa nel tempo.
Gli studi condotti con l'uso della fMRI (Risonanza Magnetica Funzionale) hanno confermato che la pratica costante, non solo altera lo stato mentale del momento, ma modifica la densità della materia grigia in aree chiave come l'ippocampo, l'amigdala e l'insula (Hölzel et al., 2011; Lazar et al., 2005).

La letteratura scientifica suggerisce, inoltre, che l'aumento della consapevolezza di stato (Mindfulness di stato) attraverso la pratica costante, possa portare gradualmente a un aumento della Mindfulness di tratto (Kiken et al., 2015).

 

Al fine di perseguire questo obiettivo, gli interventi mindfulness-based si avvalgono di due modalità complementari:

La Pratica Formale e la Pratica Informale

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  • La Pratica Formale

È il tempo dedicato esclusivamente all’“allenamento” della mente, in un ambiente sicuro, confortevole e altamente controllabile, mentre si sosta in una specifica postura (seduta, distesa o in movimento).

Esempi di pratica formale sono, tra gli altri, il Body Scan , ovvero la scansione sistematica delle sensazioni corporee; la Meditazione seduta, ovvero il lavoro sul respiro e sull’osservazione dei pensieri; il Mindful Yoga, che sposta il focus attentivo sulla consapevolezza del corpo in movimento.

In sintesi, dunque, la pratica formale è come una palestra: serve a isolare le abilità di consapevolezza e regolazione emotiva, per potenziarle.

  • La Pratica Informale

Consiste nel portare la stessa qualità di attenzione non giudicante, durante le abituali attività quotidiane, senza dedicarvi un tempo a parte.

Si pratica, ad esempio, quando ci laviamo i denti, prestando attenzione a ogni movimento della nostra mano e del nostro braccio e alle sensazioni che percepiamo in bocca, senza lasciare che la mente vaghi altrove; oppure, mentre facciamo la doccia, sentendo l'acqua che scorre sul nostro corpo e concentrandoci sulla nostra postura, nel qui e ora.

In altre parole, la pratica informale è il ponte che permette ai benefici della Mindfulness di entrare nella vita reale.

Per questo motivo, quando si parla di Mindfulness, non ci si riferisce solo allo svolgimento di una pratica meditativa a sé stante, bensì alla coltivazione di un tratto duraturo.

Riferimenti
 

Bishop, S. R., Lau, M., Shapiro, S., Carlson, L., Anderson, N. D., Carmody, J., ... & Devins, G. (2004). Mindfulness: A proposed operational definition. Clinical psychology: Science and practice, 11(3), 230. 

 

Hölzel, B. K., Carmody, J., Vangel, M., Congleton, C., Yerramsetti, S. M., Gard, T., & Lazar, S. W. (2011). Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density. Psychiatry research: neuroimaging, 191(1), 36-43. 
 

Kiken, L. G., Garland, E. L., Bluth, K., Palsson, O. S., & Gaylord, S. A. (2015). From a state to a trait: Trajectories of state mindfulness in meditation during intervention predict changes in trait mindfulness. Personality and Individual differences, 81, 41-46. 
 

Lazar, S. W., Kerr, C. E., Wasserman, R. H., Gray, J. R., Greve, D. N., Treadway, M. T., ... & Fischl, B. (2005). Meditation experience is associated with increased cortical thickness. Neuroreport, 16(17), 1893-1897.